Disney, dove nasce l'ipocrisia.

Peter Dinklage, l'attore interprete di Tyrion in "Game of Thrones", ha espresso il suo disappunto riguardo il progetto live action di "Biancaneve" che Disney ha annunciato di aver messo in lavorazione. "Davvero non voglio offendere nessuno, ma sono rimasto un po’ sconcertato", ha dichiarato. "Sono orgogliosi di aver preso un’attrice latino-americana per il ruolo di Biancaneve (l'attrice Rachel Zegler, ndr), ma vogliono fare un film che racconta ancora la storia di sette nani". Poi, rivolgendosi direttamente a Disney: "Continuate con quella storia del c... su sette nani che vivono insieme in una caverna? Significa che la mia battaglia è stata inutile? Forse non mi sono fatto sentire abbastanza. Cosa state facendo?", ha concluso Dinklage.


La Disney, in maniera incredibilmente rapida, ha risposto alla chiamata senza battere ciglio:


Non biasimo Peter Dinklage per la sua sensibilità nei confronti di questo tema. Come potrebbe essere altrimenti? Di certo solo chi è nato e ha vissuto con determinate patologie può capire cosa si provi ad affrontare costantemente il dileggio, il bullismo e i pregiudizi altrui. Ciò nonostante immagino che lo stesso attore, con la sua battaglia contro la discriminazione delle persone affette da microsomia, tutto vorrebbe tranne che compassione. Comprensione sì, compassione no. Ed è proprio per questo che ritengo sia doveroso considerare le sue affermazioni come fossero uscite dalla bocca di chiunque altro, senza sconti di sorta.


Dinklage parte bene ma poi deraglia. Leggendo l'incipit della sua intervista ho persino goduto, perché in quella parte in cui parla della scelta di far interpretare Biancaneve a un'attrice latino-americana mette in luce esattamente quell'ipocrisia che ho sempre detestato e che affligge numerosi imperi dell'intrattenimento, non solo Disney.

Ricordiamo il caso di HBO che decise di eliminare "Via col vento" dal proprio palinsesto appena due anni fa, in quanto ritenuto offensivo nei confronti della comunità afroamericana, ad esempio. O l'eliminazione di ben tre puntate di Scrubs dalla piattaforma Hulu per la presenza di blackface, ben dieci anni dopo la conclusione della serie.


Ritengo ci sia un confine che non dovrebbe mai essere superato, ed è quello oltre il quale si delineano le condizioni per parlare di "cancel culture". O meglio - la precisazione è doverosa - di ciò che oggi in Italia s'intende con l'uso di questa espressione. Nel mondo anglosassone la locuzione indica (cito da Wikipedia) "una forma moderna di ostracismo nella quale qualcuno diviene oggetto di indignate proteste e di conseguenza estromesso da cerchie sociali o professionali - sia online sui social media che nel mondo reale, o in entrambi."

Da un po' di tempo ormai - soprattutto in Italia - blogger, giornalisti e critici hanno iniziato a utilizzarla allargando il suo significato a una vera e propria censura nei confronti di film, musica, monumenti e qualunque altro contenuto artistico contenga elementi considerati lesivi per la sensibilità delle minoranze.


A proposito di Disney, come non ricordare la polemica nei confronti del "bacio non consenziente" da parte del Principe Azzurro? Puttanate, senza ombra di dubbio. Puttanate nate in piccoli gruppi di discussione statunitensi a cui la stampa - anche italiana - ha dato risalto come fosse un caso di importanza mondiale.

Eppure così è stato, se n'è parlato ovunque nonostante l'origine di tutto fossero pochi cretini la cui opinione non interessa neppure ai parenti più stretti. Ciò che rende preoccupante la questione è proprio il motivo che ha fatto sì che quella polemica, così sterile e tranquillamente inscrivibile all'ambito della follia, sia arrivata agli onori della cronaca: la volontà di cancellare la Storia, esiste. Alberga nell'essere umano e viaggia di pari passo con la sua paura di guardarsi allo specchio.

Non potendo cancellare la Storia, coloro che ne sono terrorizzati se la prendono con l'Arte, che della Storia può essere indegno megafono, potente oppositrice o mera narratrice.


Dinklage ha iniziato bene, ma ha finito col dire cazzate, terrorizzato all'idea che quella rappresentazione cinematografica di Biancaneve e i Sette Nani contribuisca a far vivere ad altri come lui la sua stessa infanzia. La sua stessa storia.

Un po' come se Tyrion, tra i personaggi più amati di Game of Thrones, non fosse servito a nulla e la rivalsa di "quelli come lui" venisse spazzata via in un'ora e mezza di pellicola, o quel che sarà.

Non lo biasimo, ma non posso dargli ragione solo perché adoro il suo modo di recitare e perché lo trovo un figo. Per poche cose posso vantare il mio carattere e una di queste è senza ombra di dubbio l'onestà intellettuale.

I nani della mitologia fantasy NON sono "persone affette da microsomia", bensì costituiscono una specie a sé. La confusione in italiano è comprensibile dal momento che viene utilizzato lo stesso termine per indicare entrambi i casi, ma non è così in inglese dove per indicare i nani della mitologia si utilizza sempre "dwarves", plurale di dwarf, mentre nell'indicare semplicemente una persona affetta da nanismo si preferisce il termine "midget". Addirittura secondo il Dizionario Collins appellare con "dwarf" un essere umano reale costituisce un insulto.

Nel mondo fantasy sono presenti vere e proprie razze, concetto che nel mondo reale oggi la comunità scientifica considera superato, preferendo il termine "etnie" e asserendo che all'interno della specie Homo Sapiens Sapiens non esistano le razze. Ora, non essendo io uno scienziato e non essendo quindi competente per esprimermi nel merito della questione, mi limito a dire che mi fido e non mi cambia nulla. Gli esseri umani, siano essi divisi in razze o etnie, sono e DEVONO essere considerati tutti uguali di fronte alla Legge, con i medesimi diritti alla nascita e tutti gli ulteriori diritti acquisiti derivanti da malattie, handicap fisici e mentali, o ogni altra condizione comporti la necessità di un occhio di riguardo da parte delle istituzioni.

Nulla che riguardi la provenienza etnica, razziale, o qualunque altro termine preferiate utilizzare. Né privilegi né discriminazioni in nome dell'appartenenza etnica, per nessuno.


Questo nel mondo reale, ribadisco. Nella narrativa fantasy i nani non sono "umani bassi", così come non lo sono gli gnomi. Gli orchi non sono "umani brutti e grossi che mangiano altri umani", e gli elfi non sono "umani alti, belli e con le orecchie a punta". Si tratta sempre di razze diverse, ognuna con le proprie peculiarità.

Biancaneve e i Sette Nani è una favola per bambini, per giunta raccontata all'acqua di rose a livello popolare, se confrontata alla versione originale dei fratelli Grimm, ben più cruenta come del resto tutte le storie di loro creazione.

Il compito di veicolare correttamente e contestualizzare i messaggi è di noi genitori, non di uno schermo cinematografico. A noi l'onere e il privilegio di insegnare ai nostri figli come leggere il Mondo, ché è decisamente più complesso di un film di fantasia.


Don Alemanno